INTERVISTA AL PRESIDENTE DEL ROTARY CLUB VITERBO, DAVID TROTTI

VITERBO – Il presidente del Rotary Club Viterbo David Trotti parla di cosa l’ha spinto a candidarsi alla guida del Club viterbese e delle prospettive del suo mandato partito il 1° luglio 2026

Presidente, cosa l’ha spinta ad accettare la candidatura alla guida del Rotary club Viterbo?

Una bellissima domanda per cominciare questa chiacchierata. Le motivazioni che sono alla base di questa scelta si fondano su due pilastri: la restituzione ed il fatto che non ci si può riempire se non ci si svuota. Due concetti che sembrano lontani eppure sono molto simili. Da sempre credo che il volontariato sia un modo per restituire le bellissime opportunità che la vita mi ha dato. Il mettersi a disposizione dei propri simili e del proprio territorio, sia naturale che di elezione, rappresenta la scelta di utilizzare un pezzetto della vita per gli altri e significa svuotarsi per essere riempito dalle ricchezze di cui gli altri sono portatori. Restituzione è riempirsi, cosa che si realizza attraverso il servire. Ho scelto di farlo nel Rotary perché questa associazione fa del “servire al di sopra del proprio interesse personale” uno dei cardini del suo essere. In particolare, la scelta di farlo nel Club a cui mi onoro di appartenere è perché esso ha una forte vocazione territoriale, che fa della professionalità uno strumento di condivisione e di contaminazione. Ho risposto a questa chiamata anche perché sono consapevole che oggi il volontariato ha bisogno di essere ripensato e proposto in modo nuovo, in un mondo dove le relazioni personali spesso sono sostituite da relazioni a distanza e vengono utilizzate per cercare soddisfazioni personali e dove la gratuità in qualche occasione è pensata in un’ottica di profitto. Dal mio punto di vista una bella cena insieme è molto di più del mangiare insieme: è creare un ambiente umano che fa del piacere di condividere l’altro un momento di crescita e di relax. Lavorare insieme senza pensare alla carriera ed a propri tornaconti personali, ma semplicemente per vedere l’altro od il fragile godere dei benefici del dono del tuo tempo è molto più della beneficenza.

Quale emozione ha provato al momento del passaggio della campana con l’ex Presidente Alexia Paolocci?

Emozioni fortissime. Il passaggio della campana con il passaggio del collare è una cerimonia che ti fa vivere il senso della responsabilità di essere in una staffetta. Il mio poi è stato riempito di tanto affetto e di tanta stima. Un’altra emozione forte che ho vissuto è stata quella di passare nello stesso momento in cui i ragazzi e le ragazze del Rotaract effettuavano il loro passaggio. L’emozione più forte è stata, però sicuramente, quella del sentirmi parte di una storia che dura da 73 anni e che è piena di cose belle e significative. A questo debbo aggiungere il timore di non esserne all’altezza.

Quali saranno le linee guida del suo mandato e quale continuità avrà con la precedente gestione?

Come ho detto si tratta di una staffetta e quindi ho intenzione di proseguire il lavoro che la Presidente che mi ha preceduto Alexia Paolocci ha fatto, realizzando attività con un alto valore ed un servizio riconosciuto da tutti. Proseguirò dunque il suo lavoro, soprattutto quello che ha portato all’incontro sulla leadership con la presenza di tutti i Rotary club della Tuscia, oltre al servizio fatto con gli altri club service di Viterbo ed all’attenzione al nostro territorio (come ha dimostrato l’assegno donato all’Università insieme a Calici Diffusi). Quindi fortissima attenzione al territorio ed alla valorizzazione delle sue bellezze con un occhio molto focalizzato al dove il nostro Club può essere utile, e ultimo ma non ultimo una forte attenzione ai giovani. Non svelo altro perché vorrei che chi legge seguisse ciò che faremo. Infatti, per le attività compatibili, ho intenzione di mettere al corrente in anticipo Viterbo delle iniziative ed eventi che realizzeremo, soprattutto di quei caminetti (ovvero le nostre riunioni) aperte agli esterni.

Nella comunità viterbese di oggi, secondo lei, quali sono le priorità nell’azione sociale e solidaristica?

La priorità sono le persone e le loro relazioni sviluppando quelle che sono LE RICCHEZZE PECULIARI DEL TERRITORIO, un concetto che sembra estraneo alla sua domanda, ma che in realtà non lo è. Valorizzazione la storia comune che porta alla consapevolezza del come si è per me è la priorità. Ognuno: individui, gruppi e città, sono il frutto della loro storia e utilizzare le caratteristiche che ci rendono unici, rende un territorio una ENTITA’ e fiero di essere tale. Ricordiamoci, inoltre, che sono le differenze che ci incuriosiscono e ci rendono attrattivi per chi ci è vicino. Come il magnete di polo negativo attira il magnete di polo positivo. Andando nel concreto si tratta di creare senso di appartenenza partendo dalla riscoperta della nostra storia e valorizzando le differenze ed il passato. Un percorso che noi del Club stiamo percorrendo, come dimostra il restauro del passaggio di via del Ganfione. Abbiamo valorizzato insieme all’Amministrazione Comunale (che ha saputo cogliere il senso della proposta e ha realizzato apertura e restauro), il patrimonio culturale e la storia. Questa sinergia ha dimostrato che si può ri-scoprire (scoprire nuovamente) ciò che il passato, ci ha trasmesso e donare così una meraviglia (come vedere piazza del comune da quel passaggio). Sapere di avere una storia condivisa, anche se per adozione, ti avvicina all’altro e ti fa sentire la città come tua. Se senti le cose come tue è naturale raccogliere la carta per strada o non scrivere sui muri. Il senso di appartenenza è aiutato dal riscoprire le origini comuni nella storia, e in questo credo aiuti anche il ri-vivere il valore della tradizione enogastronomica che è non solo cibo, ma espressione di cultura e di condivisione. Molto spesso nel mio lavoro ho risolto i problemi più spinosi a tavola, di fronte ad un bicchiere di vino od a un piatto di lombrichelli con il finocchietto perché quella era “una cosa” che ci faceva sentire vicini. Un piatto come l’acquacotta non è solo pane e verdure, ma è un modo di pensare la nutrizione frutto di un lungo percorso culturale che ti accomuna, perché è una cosa tua che altri non hanno. Bisogna, allora, ricostruire il tessuto sociale e le radici comuni anche se in una comunità allargata. Sembrano cose “campate in aria”, ma credo siano in realtà concretissime. Ricostruire il tessuto di identità per sviluppare l’idea di sentirsi parte di un unicum è quello che stimola la solidarietà e l’azione sociale perché l’altro non è un estraneo ma uno della tua cerchia. Un’esperienza che la nostra città ha vissuto con le corporazioni e le confraternite medioevali. Ricreare quei presupposti credo che sia la priorità da realizzare oggi.

A chi dedica la sua nomina a presidente?

Vorrei dedicare la mia nomina a tre persone, una organizzazione ed una città. Le tre persone sono tre donne che hanno contribuito al programma del mio anno: mia madre (che da poco ha raggiunto la casa del padre) che mi ha insegnato il valore del servizio, mia figlia Lavinia che tutti i giorni mi insegna il valore dell’attenzione ai giovani e mi racconta con la sua vita quanto sia importante seguire la propria vocazione, la mia compagna Alexia che mi ha insegnato quali sono i valori importanti nella vita e quanto sia importante godere dell’altro come fonte di ricchezza. Un grazie particolare al mio Club ed a tutti i soci che mi hanno insegnato quanto sia importante lottare per le idee in cui si crede indipendentemente dalle difficoltà o dalla debolezza in cui ti trovi. Infine non posso non dedicarla a Viterbo ed allo sforzo che tanti in silenzio stanno facendo per renderla una città unica che cerca di fondere in sé tradizione ed internazionalità, locale e globale. Appartenere al mondo valorizzando la propria identità. La società cambia grazie a tanti che con piccole azioni quotidiane e senza clamore producono idee: a questi dedico la mia nomina.

E’ stato già avviato un lavoro congiunto con gli altri Rotary club della Tuscia e con i club service del territorio: come continuerà questo lavoro?

Ho già detto che questo lavoro sarà uno degli architravi del mio mandato nel tentativo di costruire comunità più ampie che unendo le differenze possono produrre un impatto duraturo sul territorio . Sono in cantiere contatti ed iniziative per progetti di servizio al servizio (perdonate la ripetizione) della città e del territorio. Anche su questo non svelo niente perché stiamo costruendo i progetti e le relazioni.

A livello regionale, nel lavoro distrettuale rotariano, come si colloca e quali sono gli impegni del Rotary club Viterbo?

Siamo impegnati sia come club che come singoli a contribuire al nostro distretto (che ricordo comprende il Lazio e la Sardegna ed assume il nome di Distretto 2080). Qui debbo ringraziare il governatore Bartolomeo Bove per la fiducia e l’attenzione che ci ha e ci sta dando e per il dialogo costante che realizza con il nostro club. La vita distrettuale è complessa ed articolata e piena di impegni. Nei limiti delle nostre forze contribuiamo ad essa portando le nostre peculiarità e le nostre caratteristiche per arricchire il distretto con i nostri colori. Cercheremo, in particolare, di proporre un evento distrettuale nella nostra città.

In ultmo vorrei chiederle: perché chi ci legge dovrebbe avvicinarsi al Rotary club di Viterbo durante la sua presidenza?

Non posso spiegare il perché se non dicendo che è una esperienza umana che ti arricchisce e ti permette di far esperienza della solidarietà. Si tratta però di una esperienza, difficilmente raccontabile, da scoprire vivendo, le cui ricchezze sono lo stare bene insieme, la convivialità, il servizio. Tutto riassunto nella brochure che abbiamo realizzato per coloro che si avvicinano al Club: Il nostro club offre opportunità ai nostri soci — e a coloro che sono interessati a fare la differenza — per farsi coinvolgere. Attraverso riunioni, eventi sociali e progetti di volontariato, i nostri soci imparano a conoscere i problemi che la nostra comunità e le comunità di tutto il mondo devono affrontare, collaborando con esperti locali, nazionali e globali per scambiare idee su potenziali soluzioni e redigere piani d’azione per intervenire. Insieme a queste opportunità di servire, i soci sono anche in grado di creare regolarmente una rete, con conseguenti amicizie durature e connessioni per il business o la vita di relazione. In una parola per fare esperienza di una comunità al servizio della comunità e del territorio.